Le Ville

LA VILLA: CHIAVE DI LETTURA DEL TERRITORIO
La villa,nella semplicità e essenzialità della costruzione o nell’articolata complessità delle strutture adiacenti, può essere osservata da più punti di vista.
Merita un'attenzione privilegiata lo studio del rapporto tra la villa e il territori circostante, infatti la morfologia del sito, la viabilità, le pendenze, le risorse idriche, la copertura vegetale, il clima e l'esposizione al sole sono requisiti indispensabili per far sì che il proprietario scelga un determinato luogo dove impiantare la propria residenza.
Questi elementi possono rendere un territorio centro di irradiazione di attività rurali e punto di riferimento di diversi poderi. Granai, depositi, essiccatoi, magazzini, cantine, frantoi, molini, bigattiere, roccoli consentono di capire quale ruolo e quale funzione la residenza estiva doveva svolgere per il proprietario.
Nella nostra realtà regionale, le cinque province marchigiane, pur rispondendo a canoni comuni, hanno assunto funzioni e caratteristiche diverse.
Ad esempio le ville del pesarese o dell'anconetano rispondono ad una suprema vocazione estetica e si configurano soprattutto come luoghi di svago e rappresentanza, visitati da insigni personalità, quali Federico II; per questo, all'eleganza delle linee architettoniche, si unisce l'estrosità dei parchi e dei giardini, che rendono la residenza una vera e propria opera d'arte.
Nella nostra provincia, invece, la villa presenta caratteristiche peculiari che dipendono dalla sua prevalente destinazione produttiva, legata allo sfruttamento fondiario e al sistema di interrelazioni città-campagna.
Questa destinazione legata alla vita lavorativa non impedisce alle ville del piceno di presentarsi al visitatore in tutta la loro bellezza e semplicità. Le nostre colline sono un rincorrersi di dolci e floridi rilievi con un gran numero di ville, quasi tutte strutturate come "villae fructuarie", in grado di suscitare "diletto e meraviglia" come, diceva Varrone nel De Rustica.
La villeggiatura era sinonimo di ricchezza e agio: per questo l'intento del nobile era quello di costruire una residenza "extra moenia", che mantenesse però tutte quelle comodità di cui normalmente usufruiva nel palazzo cittadino In campagna, inoltre, poteva dotarsi di tutte quelle strutture accessorie, come il parco e il giardino, che permettevano di passeggiare, accogliere amici, dedicarsi alla lettura, praticare l'arte venatoria e organizzare banchetti.
Queste comodità e sfarzosità erano oggetto di curiosità e ammirazione tra i contadini, che normalmente vivevano nelle case coloniche attigue alla villa.
Il rapporto tra colono e proprietario si concretizzava proprio nella residenza di campagna, espressione della dialettica tra comunità cittadina e contado.
La data di costruzione della villa è importante per poterla meglio collocare nel corso dei secoli che si susseguono e studiarla nelle relazioni sociali ed economiche del suo tempo. Il giardino e il parco vanno osservati attentamente, al pari del viale d'accesso, della recinzione e del portale, nonché delle fontane e delle statue, quali elementi fondamentali per la comprensione del ruolo dell'intero podere.
Lo studio geografico, inoltre, si interessa, ma senza approfondirli troppo, di tutti i vari aspetti tipicamente architettonici: il tetto, le torri, le scalinate esterne lo sviluppo su diversi piani, i caratteri artistici interni, i rifacimenti e i restauri costituiscono tutti elementi che servono a completare il quadro funzionale della villa, permettendoci di valutare il grado e il tipo di bene culturale rappresentato dall'immobile. Spesso, infatti, è proprio la villa più semplice a rivelare maggiori implicazioni territoriali e rurali.

LA VILLA NELLA STORIA
La villa è un valore storico artistico ed un bene paesaggistico, espressione viva del passato e insieme del presente, grazie al ruolo di primo piano che ha svolto nella vita economica, politica e sociale del suo territorio.
Il termine villa era già noto in epoca romana, dove rappresentava una dimor; rurale o un gruppo di caseggiati rustici tutti di un unico proprietario.
Qui si programmava l'intera attività agricola e la lavorazione dei relativi prodotti. Dopo un lungo "iatus" temporale ricompare nel XV secolo, assumendo connotati e funzioni diverse.
Nel Medioevo, infatti, il termine villa indica un piccolo centro rurale, comprendente diverse abitazioni e aziende agricole, sorte intorno all'edifìcio signorile, fino a formare un piccolo villaggio. In epoca moderna, la villa è una residenza di campagna che ha un duplice ruolo, uno funzionale e uno di riposo.
Il numero di ville più antiche è limitato rispetto all'exploit dei secoli successivi, quando la proprietà terriera diviene sempre più fonte di ricchezza di profitti, nonché di promozione sociale.
Nel 1600, quando dopo decenni di guerra e di banditismo, la Chiesa torna ad amministrare i territori, il nuovo periodo di pace favorisce la diffusioni di casini padronali. Tuttavia è nei due secoli successivi che si assiste alla nascita della maggior parte delle ville.
Il 1700 è il secolo in cui nella Marca Pontificia la nobiltà possiede da sola il 30% dell'estensione totale dei fondi; questo spinge i grossi proprietari a costruirvi delle dimore per mantenere stretto il rapporto col territorio posseduto.
Diverse casate nobiliari possiedono anche più di una villa, avendo diversi appczzamenti di terreno dislocati in più zone.
Con l'occupazione napoleonica, soltanto le terre parrocchiali rimangono alla Chiesa, mentre il resto dei terreni, appartenenti alle varie congregazioni religiose, viene diviso dallo Stato in piccole parti e venduto all'asta.
L'Ottocento inizia, dunque, con un periodo decisamente favorevole all'edificazione delle dimore private. Si passa, quindi, da quelle principesche progettate da illustri architetti, a quelle minori, legate allo sfruttamento agrario, ma comunque sempre di prestigio e vanto per la famiglia che le possiede.
"Villa" non è però l'unico termine che si trova nei catasti o nelle mappe catastali, spesso si incontra, infatti, anche "casino" o "palazzo". Il termine "casino" indica una costruzione imponente, dall'aspetto semplice ma comunque ben distinto dalla casa colonica.
E' quasi sempre al centro della proprietà agricola e funge da deposito dei prodotti coltivati, infatti dispone sempre di più piani. In tal caso il proprietario adibisce il piano terra a rimessa e il secondo e il terzo come abitazione.
Il casino può essere utilizzato per la caccia, per la villeggiatura o in alcuni casi come luogo di confino in cui il proprietario manda figli degeneri, vecchi pazzi ecclesiastici in crisi. Il palazzo come la villa ha un aspetto più sontuoso ed è ben distinto dalla cas del colono o del fattore.
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del nuovo secolo si assiste ad un radicale cambiamento della vita economica e produttiva , che inciderà profondamente sulla vita e sulle tradizioni secolari delle popolazioni.
Con la crisi granaria del 1880, inizia il definitivo processo di smembramento delle grandi proprietà fondiarie, accentuato ancor più dallo sviluppo industriale e dal conseguente abbandono delle campagne.
Contemporaneamente, lo sviluppo della classe borghese, a discapito dell'ormai decadente aristocrazia, porta ad un nuovo e frammentario assetto fondiario, che fa da sfondo ad una nuova stagione di ville e villini della media borghesia agraria.
Infatti molte antiche famiglie aristocratiche non riescono ad adeguarsi ai tempi, magari investendo su nuove attività produttive; inizia così per molte di loro un processo di dissoluzione.
Molte casate nobiliari non riescono a gestire tutti i fondi tenuti a mezzadria, che vengono in parte acquistati dall'emergente borghesia, attiva protagonista della modernità che trae la sua ricchezza non dal titolo nobiliare, bensì dal lavoro e da intelligenti investimenti. Diversi sono dunque i borghesi che posseggono le dimore gentilizie a cavallo tra Ottocento e Novecento.
La "Belle Epoque" delle ville si conclude inevitabilmente con lo scoppio della prima guerra mondiale. Inizia così per le splendide dimore un periodo di decadenza e di abbandono. Solo negli ultimi decenni si è tornati a parlare di questi notevoli patrimoni, che devono essere obbligatoriamente studiati, conservati e valorizzati.

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